mercoledì 19 settembre 2007

Ma io Grillo me lo mangio bis

Reprise da sopra.
O da sotto, dipende da quando avete cominciato a leggere.

Mia mamma è una che crede fermamente nel repetita iuvat. Crescendo con lei ho imparato a non rifarmi il letto, a non usare un linguaggio acconcio in società, a non abbassare la tavoletta dopo aver fatto pipì...

E' che, superata la saturazione, c'è il rigetto.

Collega bloggista Grillo, a chi vuoi venire a noia? E di cosa vuoi farci annoiare?
E perché, visto che di noia in giro ce n'è già fin troppa?

Non è che a furia di dar voce all'uomo qualunque il qualunquista sei diventato tu?
Non è che a furia di ripeterci da pedane illustri quello che già ci diciamo tra noi vuoi rendercelo indigesto?
Non è che che invece di farci mangiare bio e sano e senza cancerogeni, vuoi farci mangiare il tuo corpo e il tuo sangue, offerto mediaticamente in sacrificio per noi?

Io ci starei anche: fai di certo meno male del bauletto del Mulino Lindo.
Eppoi diciamocelo: l'unica cosa che non passa mai di moda è la pancia piena.

Cra.

Ma io Grillo me lo mangio

Anche nella noia del mio ramo munito di braccioli ergonomici arrivano voci incontrollate su 'sto capopopolo genovese che una ne pensa e cento ne dice.

Premetto che Grillo è uno di quelli che il mal di vivere me l'ha fatto passare a furia di ridere: mi piace Beppe Grillo, mi piace come dice le cose, mi piace anche come probabilmente le vive.

Però stavolta non capisco la battuta.
E' uno sketch come quelli che faceva a Fantastico?
Oppure sta rubando il mestiere a Santoro?

Quello che mi dice Beppe Grillo l'ho già sentito svolazzando dal barista dal macellaio dal perditempo dal carrozziere dal prelato dal maoista dalla cicala dalla formica dal conduttore dal minimalista dal finanziere dal sindacalista dal radicale dal riformista dal.

Il CantaCorvo Grillo mi dice che lui esprime il punto di vista della gente. Che da' voce a tutte quelle persone di cui sopra. Che fa da tramite.
Ma tramite con chi, visto che poi si prende a paroline con tutti?

Servi all'autocoscenza della massa? Ma la massa le cose che gli dici le sa già benissimo, sennò tu mica le diresti.

Secondo me, più che da tramite fai da valvola di sfogo, Grillo.
Come quando vado al cinema per vedere un tizio grande e grosso che mena tutti gli sparvieri che gli capitano a portata di becco e poi si chiude in camera con la corvina più truccata di tutte. Io farei fatica a fare a pugni con un passerotto, però mi ci riconosco, nell'eroe. Mi sento anch'io forte, sicuro, vincente, e quando esco dalla sala non ho bisogno di spaccare la testa al tizio della posta che mi fa aspettare tre ore in coda mentre va a prendersi il caffé, anche se se lo meriterebbe.
Non ne ho bisogno perché ho sublimato quel desiderio assistendo allo spettacolo.

Spettacolo.

Che poi era il tuo mestiere, no?
Cioè, è il nostro mestiere di cantacorvi raccontare storie, no?

Cra.

giovedì 13 settembre 2007

I cavi dell'elettricità: per colpa di chi?

Prima causa di morte tra i corvi Italici: i cavi dell'alta tensione.
Non l'infarto, non gli incidenti stradali, non la lupara bianca.

Nell'interesse di tutti noi volatili, io domando e chiedo: qui prodest?
A chi giovano questi sedicenti superconduttori, queste autostrade per elettroni eccitati?
Quale bene, miglioria, abbellimento portano alla nostra vita civile?
Ebbene?

In compenso, disturbano il segnale dei cellulari, le onde tv, la ricezione della radio.
E uccidono.
Ci uccidono.
Più degli infarti.
Più degli incidenti stradali.
Persino più della lupara, nonostante noi si gracchi con una certa logorrea.

E allora chiedo, domando ed esigo che questo genio, questo liminare, questo sterminatore che ci ha imposto l'elettricità come bene necessario si faccia vivo, si mostri e pubblicamente ammetta i suoi crimini.

E dia pace alle piume dei caduti.
Cra.

Della libertà e di come ottenerla

Cosa cazzo vuol dire essere liberi, mi gracchio.
Per noi menti semplici che ci basta una passerotta e un mojito ogni tanto, vuol dire possibilità di fare quel che vogliamo.

Dai, adesso non sto a spiegarvi che nessuno è libero, perché nessuno può fare tutto quello ceh gli passa per la testa. Ci arrivate da soli.

La cosa interessante però è che per illudersi di esserlo, per fraintendere la propria condizione, lavoriamo come dei pazzi per stiracchiare il senso delle parole che compongono la definizione: "possibilità" e "volontà".

Quesito del Cantacorvo numero uno: come si fa a deformare il concetto di possibilità?
Risposta: facendo finta che ci siano cose che non sono naturali, che vadano oltre i limiti consentiti e imposti dalla Natura/Ddio/IlCaso, che insomma ci sia un possibile "compatibile con la condizione umana" e un possibile "impossibile". Tipo la fecondazione in vitro, il lesbismo, l'eutanasia, la ricerca sulla staminali...

Quesito del Cantacorvo numero unobis: come si fa a deformare il concetto di volontà?
Risposta: facendo finta che certe cose che ti piacciono un sacco in realtà non ti piacciono. Tipo il sesso con una bella corvetta, o mangiare la nutella con le dita, o far la cacca in testa ai politici. Con la morale, si fa. O con la religione.

...

E allora bisogna dirci grazie a chi si inventa le religioni. Eh sì, vecchiacci ceh siete, grazie. Non "mi stai fregando", non "Non è vero". Grazie.
Perché con la religione e la morale e quelle cose lì quando ti chiedono se sei libero puoi rispondere sì e non aver paura che ti impallinino per falsa testimonianza.

Io rimango scettico, ma ho di che esser grato come tutti gli altri.
Cra.

sabato 21 luglio 2007

Scrivo, sai?

Scrivo, sai?
E gracchio.

Non ho pubblicato niente.
Più per incompiutezza esistenziale che per altro.
Voglio dire: ormai cosa ci vuole?

Scrivi su google "pubblicazione racconti o testi"
e ti esce la solita paginata di roba.
Clicchi. Compili. Editi.

Roba che non ti serve neppure il becco, bastano le piume.

Io invece niente.
Mi sa che aspetto mi bussi al tronco dell'albero un editore con un bel contratto milionario.
Mi sa che prima di editare un testo voglio avere il contrattino.
Mi sa che non lavorerò mai se non sono pagato e tanto, brutti becchigialli.

Mi sa che invece potrei pubblicare anche domani.
E sarebbe la fine del sogno e l'inizio della vitavera.

Cosa fai?
Scrivo.
Scrivo questi libri qua.
Leggi.
Compra.

Cosa faccio?
Gracchio.
Si sente se gracchio.

Ma lo scrivere?
Per ora rimane roba tra me e il sogno.
Tra me e il sogno.

Cra.

venerdì 11 maggio 2007

Diario esistenziale

...Insomma riflettevo di quanto uno poi si metta a scrivere cose personali, come in un diario.
Solo che il diario è segreto, un blog sarebbe pubblico.

Ma è questo il bello.

Come il barbone che si fa la casa in quell'angolo di strada all'incrocio di due palazzi, che non ci batte troppo il sole e gli sguardi ci capitano sopra già guardando altro, così io mi rifugio nella dignità dell'esposizione.

Questo pezzo di mondo comunemente transitabile è mio.
Sarebbe anche vostro, ma siccome non ci venite è solo mio.
Anzi, è più che mio.

E' riconquistato da me.

Come un diario serve a riconquistare la nosta vita mettendo le parole in ordine, anche quelle che non potresti dire a nessuno, così un blog serve a riconquistare
un po' di ordine nel generale stravolgimento, superamento, scoglionamento.

Poco, ceh troppo ordine è risaputo fa male.
Un pezzetto.
Un cartone.

Per ripararmici sotto quando il sole è davvero troppo caldo...

Angolo d'ombra riconquistato in questo deserto agghiacciante della vita umana.

Cra

Piccolo Mio Personale

Mio piccolo dolore personale.
Cucciolo da grembo.
Scalda lo stomaco vuoto di una serata senza.
Senza.
Punto.

Io e lui e lui e io.
Il mio dolore personale (ma piccolo)e me, sulla poltrona di finta pelle orribile sulla vera pelle che sta sotto le piume nere del mio abito elegante.

Il dolore mio piccolo, ma personale, ed io.
Lo coccolo e mi coccola.
Come un cane mi mette la testa sotto la mano perché l'accarezzi.
Come un cane, non sarà particolarmente sveglio o belloccio o profondo, ma è il mio,
e gli voglio bene.
Come un cane, mi lecca ma con calma, ché ha tutto il tempo. Non mi lascerà mai.

Odio signorilmente il mio piccolo dolore domestico.
E manifesto l'odio ignorandolo.
Mentre mi lecca.
Mentre mi srtuscia la testa sotto le dita.
Mentre mi schiaccia lo stomaco.
Vuoto.

Lo stomaco.
Vuoto.
Ed io.
Vuoto.

Piccolo dolore mio personale. Ignorarlo è un lavoro così logorante, che non mi resta
più la voglia di far niente.
Da cui la serata. Senza.

Non esco.
Non leggo.
Non mangio.

Piccolo mio dolore personale, prima o poi anche tu andrai in noia.
Tutti i cani invecchiano, tutti i cani si ammalano, tutti i cani a un certo punto non ci sono più.

Basta non curarli troppo, e fanno tutto da soli.

Piccolo dolore personale (mio), da questo ramo questa sera sarà difficile non sentirti russare.

Cra.

lunedì 19 marzo 2007

Intransigenze

Capita
almeno a me è capitato
di prepararsi per bene un percorso, una rotta, una direzione
lavorarci anche sodo,
bagnarsi di sudore il becco per.

Capita
almeno a me è capitato
che a furia di studiarsi per bene questo percorso, questa rotta, questa direzione
ti dimentichi del resto
-ecco, magari non tutto il resto: di qualcosa del resto-
e magari che tutto sommato non sia poi così importante,
quel resto, che in fondo
"qualcosa lo devi lasciare indietro"
per andare avanti lungo il tuo percorso, la tua rotta la tua direzione.

Ecco, capita
almeno a me è capitato
di stare con zampe accavvallate su un ramo
a pensare
cosa si può fare con le zampe accavvallate su un ramo, se non pensare?
e insomma

Capita
mi sta capitando adesso
di pensare che invece per volare le penne ci servono tutte, ragazzi
che dio senza un pezzo
senza quel resto che ti sei lasciato indietro

il percorso
la rotta
la direzione

non valgono questo granché.

Senza le tue penne
tutte le tue penne
non voli da nessuna parte

Ma dimenticarsi chi siamo e cosa gracchiamo
Mai.

...

A stare soli si diventa introspettivi
e poco produttivi

E' pessimo
stare da soli.

Cra.

mercoledì 7 marzo 2007

Ogni tanto

Ogni tanto
succede come se le cose da dire ci fossero e premessero e s'arrovellasero per
sarebbe come dire
liberatorio assolutorio emoliente se
uscissero

invece

Niente

Insofferenza stiptica
un intestino irrisolto
tra le vescicole del cervello
incapace a produrre
merda
inevitabilmente
collassa in colica.

Febbre

Se non avessi tutta questa noia addosso penso che mi sentirei volare
forse troppo
credo sia la noia
che mi tiene appeso a questo ramo
non ci fosse
chissà dove finirei
evaporato

svaporato

in fumo

Meglio stitico che scemo,
o banale,
o vecchio, infondo.

Noia: un antiemetico alla prosa.

Penso che
ogni tanto
anche la noia viene a noia.
Quindi
Non mi assolvo.
Per il mancato lavoro di neuroni

ma prendo un digestivo per l'anima.
Chissàmai che qualche cosa scenda,
invece di salire.

Cra.

lunedì 5 marzo 2007

Solipsismi propri o altrui

Tra un impegno rinviato e un altro, penso, col becco immerso tra le pagine di un libro.

Penso che, se mi passasse davanti ora-proprio-ora quella ragazza che ho conosciuto l'altra sera, probabilmente non la riconoscerei.
Eppure è stata diciamo pure l'epicentro del mio sensazionalismo emotivo
per più di un paio d'ore.

Ora, la memoria è futile cosa, e nessuno più di un contapalle ha la corretta percezione di questa realtà.

Puoi dire qualcunque cosa spacciandola come verasacrosanta, salvo poi negarla
amaramente un paio di giorni dopo, e tutti di darebebro egualmente retta.
Prima e dopo.

Il punto è che le realtà mica ce la progettiamo a partire da quello che è stato, e men che meno dal desiderio di quello che sarà.
La costruiamo facendo leva su ciò che vorremmo fosse stato.
Per questo gracchio sempre un po' commosso quando rileggo la frase del corvo
Ferretti:

-Siamo il punto d'incontro dei nostri infiniti passati, e la nostra percezione
dell'animo ci fa passare liberamente dall'uno all'altro.

Come dire: il nostro vissuto -cioè la serie di eventi che, capitandoci, hanno determinato
quello che siamo nel presente, ma anche quello che ci accade nel quiedora- dipende da come ci sentiamo adesso-proprioadesso-soloadesso.

Ora, se menti in maniera abbastanza credibile, ti accorgi che incredibilmente a tutti sono capitate esattamente le cose che sono capitate a te, che tutti si sono sentiti come ti senti tu adesso, che un sacco di gente la pensano come dici tu su un sacco di cose.

Perché?
Perché gli hai fatto guardare con i tuoi occhi al loro passato.
Gli hai fornito un punto di vista che, essendo nuovo rispetto al loro, è affascinante.

La mitopoiesi è un'arte cooooosì noiosa.

Non conta quello che ricordi: conta solo quello che, in questo particolare momento, ti fa comodo ricordare, per affermare la giusta imamgine -attuale- di te.

Ma particolareggiando su di me...

Non riconoscerei la cornacchietta tutta-nera-a-parte-i-jeans che ho conosciuto qualche sera fa,
ma non ci metterei un cra a piombare su quella che mi voglio ricordare: indefinitamente romantica, poetica, poietica artistica, solare brillante motile sottiledelicatastupitastupefacente, e Ddio quanto morbida e ben fatta e ben pensata e.

Quel Sogno lì potrei disegnarvelo adesso.
Potrei farci una foto, avessi un obiettivo abbastanza potente da arrivarmi dietro al becco.
Potrei volarci sopra e far volare lei.

Perché in quel sogno mi rivedo per quello che vorrei vedeste anche voi, e, soprattutto, per quello che vorrei vedermi ioproprioio.

Ma sarebbe reale?
Bhé, certo che sì: basta essere solipsisti e convincersi che tutto e solo quello che vedo e penso esiste.
Non so per le bollette, ma per l'amore a suo modo pensar così funziona.

Per i corvi dell'ultima generazione, almeno.

Quella senza nido, cioè.

Cra.

mercoledì 28 febbraio 2007

Due palle, penso mie.

Si viene, si va e si torna.

Quindi, rieccoci.

Noto con piacere che quello che dico non sucita grande interesse nel mondo della rete,
probabilmente perché sono panzane, probabilmente bis perché sono fatti miei, probabilmente ter perché chivuoichelosappia che tengo un blog?

Voglio dire, ci sono fior di cose interessanti, qua fuori:
politica
spettacolo
sport
donne nude
donne un po' vestire all'inizio ma alla fine nude
donne costantemente poco vestite e comunque nude nelle parti giuste
donne disegnate nude
donne ritoccate nude
donne vestite che invece con abile applicazione di programmi appositi diventano nude
donne nude reprise

...

Insomma, mica idee: fatti.
Anzi, fatti nudi. E, soprattutto, fatte nude.

Cmq, siccome almeno in questo remotissimo eremo sotto gli occhi virtuali di tutti
che si sappia quello che dico è assolutamente indipendente dal fatto stesso che lo dica, mi lascio andare alla parola come alla passione privata.

Sono stato su altri alberi, su altri rami, su altri cornicioni in queste settimane.
Risultato: tutto come qui.
Però con modi di dire diversi.

In una strada centralissima di una città centralissima in un'ora centralissima ho visto una signora assolutamente periferica.
Stava lì per terra vestita mica male, con le scarpe col tacco brune e gli occhialini alla John Lennon. Siccome per portare dignitosamente quegli occhiali c'è da esser stato almeno per un po' cantante dei Beatles e possibilmente baronetto, caricavo l'intestino per manifestare scatologicamente il mio disappunto, quando, a volo radente, ho visto il bicchiere.

Il bicchiere di carta della signora.

Quello per l'elemosina.

Di poveri ne vedo un sacco, cosa credete?
Sono un corvo cittadino che tra l'altro ogni tanto viaggia.
Ho gli anticorpi, per queste cose.

Ma quella signora assolutamente marginale non era povera.
Non poteva esserlo, porcocra.
Era...
Cosa?

Precariainbilicomattaemarginatasolatristesfigatafregatatruffatadisoccupatasolasottoccupatadivorziataabbandonatasola...

Sola, più che altro sola.

Normalmente, marginalmente, sola.

Capito? Laggiù "povero" non si dice mica barbone, clochard, senzadimora.
Si dice "signoramarginalmentesola".
Cambia qualcosa?
Se fosse nuda, probabilmente no.

Ma così come l'ho vista io, gelando i premiti, cambia eccra se cambia.

Quella signora, magari tra due anni, magari tra due mesi, magari tra due giorni,
quella signora sono io.
O, capite, potrei essere io.
Ma le possibilità diventano drammaticamente concrete se te le vedi realizzate sotto al becco.

Ho paura, ragazzi.

Paura di non essere solo quando vorrò stare solo, e di esserlo quando invece sarà il momento di stare in mezzo, e non al bordo.

Paura che non interessi a nessuno quando dico nulla,
ma solo perché non interessa a nessuno neppure quando dico qualcosa.

Queste sono le mie palle sul tavolo, ragazzi.
Sono un paio,
e penso mi appartengano tutte.

Del resto, non sta a me dirvi.

Cra.

domenica 21 gennaio 2007

I sentimentilasmi non si addicono al nero

Buongiorno per un giorno che m'inizia a mezzogiorno.

Perché ieri è finito stamattina, mica per ragioni serie.
Nel mio nido tutto bello messo a festa ieriseranottestamattina c'erano questi tizi che insomma sono amici miei ed erano insomma più di dieci e credo meno di sessanta e insomma credo siano venuti per festeggiare il mio processo di invecchiamente a tappe duodecimensili.

Ma non so.

Forse volevano solo dirmi ciao e già che c'erano si sono fermati a bere.
Forse gli piaceva 'sta cosa che ci sia un nido in cui far andare il becco senza battere le ali.
O forse ieri non c'era nessuno nel mio nido fatto su a festa e siccome le cose per la festa però le avevo portate, e siccomeanche per la festa avevo messo su le mie penne migliori e siccomeancora non puoi dire festa senza fare una festa pena la capitolazione di ogni evento festivo, mi sono inventato di vedere e di parlare e di cantagracchiare con tutte una serie di facce che secondo me le ho già viste quasi tutte, e qualcuna magari la rivedrò anche.

Nel dipoi, finzione o affezione, malemelanconia, poca commemlma televisiva e tanta musica un po' soft.
Che bello se ieri nel mio nido c'erano davvero tutti quei pettirossi e quei cigni e quei corvacci e cornacchie.
E se c'erano solo per invenzione alcolica, che bello che l'alcool faccia stare in artificio così bene ma bene ma bene.

Che bello tutto se lo percepisco come reale e lo racconto come tale, insommainsommainsomma.

Allora cosa sono queste gocce sulle zampe, quest'umido sulle penne, questa nebbia davanti al becco?
Chi ha fatto entrare la pioggia in questa casa?
Non mi avevi detto che questo nido sarebbe stato a prova di lacrime, ddio?
Non pensavi a quelle che mi strizza la tristezza dopo una serata cosìmacosì dolce, vero?

Cra, amicicorvi.

I sentimentalismi non si addicono al nero.

Cra.

venerdì 19 gennaio 2007

Auguri una sega.

Allora ieri era il mio compleanno e, essendo un corvo tutto sommato viziato, mi ero preso un giorno libero e mi ero organizzato benemabene per fare solo cose fiche: sveglia tardi, pappa seria da mammà, pomeriggio di blandi acquisti a scopo prettamente futile, prove serali dall'altra parte del mondo con allegata sgavazzata tra amici.

Invece.
Secondo me il mio problema é stato il rapporto conflittuale con Ddio, che considera noialtri foscopiumati dei sottoprivilegiati praticamente da sempre (da quando, per intenderci, ci negò il diritto all'ugola d'oro costringendoci a imparare a raccontar palle per sembrare interessanti, come dirò meglio in futuro).

Primo problema
- ochei, stai pure a casa domani non c'é niente di che ma guarda, mando qualcuno da te in mattinata a prendere del materiale...
Secondo me "in mattinata" vuol dire intorno alle dieciemmezza, e siccome sono un pisolo ma fino a un certo punto, acconsento a questa prevaricazione amministrativa sul mio diritto allo svacco, considerando anche che qualcuno (un collega?) si sarebbe fatto lo sbatta di arrivare fino a casa mia.
MA
maimaimai pensare agli altri prima che a se'. Sia perché l'interesse degli altri sanno farlo benissimo gli altri, a prescindere dal mio intervento, sia perché gli altri, lasciati liberi, tendono a fare le cose come vengono comodo a loro, piuttosto di come vengono comode a me.
E infatti questo sedicente collega (che tra l'altro non avevo mai visto) pensa bene di svegliarsi all'alba e di suonare all'alba emmezza al mio citofono! Cose da fargli due litri di valium in supposta!

Quindi sveglio presto, porcocra.

Secondo problema
- Senti, a che ora arrivi? No perché io e papà arriviamo tardi, e se riesci tu a metterci qualcosa su...
- Mamma, a me piace cucinare, però...
Però una sega.
Spadello sui fornelli che mi hanno visto crescere, e cazzo come sempre sbaglio le dosi, quindi alla fine mi faccio un panino mentre i genitori si leccano il piatto insugato per bene.

Terzo problema
- Prendo la macchina. Faccio un giretto. Non aspettatemi, ché stasera poi sto fuori...
- Faifai, chissipreoccupa?
Bhè dovevo preoccuparmi io, almeno di vedere mia madre così tranquilla -ancorché satolla- nel darmi le chiavi della sua auto (quella, per intenderci, che nel suo cuore sta subito sopra il cane, quindi due posizioni avanti a me).
Parto. Radio teppisticamente appalla, esco dal centro abitato e nella velocità di un'auto familiare, pur adeso all'asfalto volo lontano dalle seccature. Le quali, offese, mi riacciuffano per le zampe.
- Fwoooosh, dice l'auto.
- Merda, dico io.
- Fwooooosh, ripete l'auto, fumando.
- Santo cielo, questa sventura me la merito, avendo preso un giorno di ferie fondamentalmente per stare in panciolle, dico io (vi ricordo ceh di mestiere faccio il contapalle, e che oggi non sono più in vacanza).

Carroattrezzi bloccato nel traffico

Attesa.

Parole amene.
Sigarette irrisolte, non avendo il vizio del tabacco.

Poi.

-Il motore é a posto. Si é sfilato un tubetto dal radiatore. E' una sciocchezza, dice il meccanico.
- Ah, meno male... Allora per stasera me la mette a posto? Sa, stasera dovrei... Blatero io cristianamente speranzoso.
- Eh, magari, magari.. La manodopera, i controlli, i pezzi...
- Ma se mi ha detto che si é sfilato un tubicino... Lo rimette dentro e...
- Eh, magari, magari... L'orario, l'officina, la partita...
- Ma come la partita? Io devo uscire per...
- Eh, magari magar...
- Sì, MAGARI se avesse voglia di lavorare sarebbe già a posto; e MAGARI se non stesse a raccontarmi la rana e la fava io me ne sarei già andato; e se MAGARI se non fosse un represso che probabilmente infila il cazzo nei radiatori per provare emozioni forti avrebbe un cra di lavoro vero invece che fare l'avvoltoio sui cadaveri delle auto altrui!

Mi senso veramente un figo e butto là anche un CRA di spregio.

...

Magari la macchina la rivedo settimana prossima.
Magari il carroattrezzi lo pago vendendo un rene.
E magari prima di andarci in giro, con la macchina, é meglio se ci faccio dare un occhio da un'altro meccanico...

Da qui, inevitabile, il
quarto problema

-Ah, ma noi siamo già qui... Non riesci a venire coi mezzi?
- Mah, non é una zona molto servita...
- Eh, ma siamo qui già con le bottiglie aperte!
- Sì, se qualcuno potesse passare...
- Eh, a sapero prima... Siamo già tutti brilli... Metti capiti qualcosa...

Quindi non capita niente.
A me, cioé.
Agli altri un sacco di vino, fighe come non mai, aneddoti da tramandare neisecolideisecoliamen...
Me, niente.

Anzi, uno strappo mentre facevo le scale per tonare a casa.
E una puntata di Everwood scadente.
E...

Vabbé avete capito il senso.

Non c'é pace per i peccatori.

Cra.

mercoledì 17 gennaio 2007

Scatologia da cartolina

...Ci prendo gusto e rincaro.

Oggi sono sopra al mio albero di braccioli che sviluppo idee assolutamente altrui in maniera assolutamente disinteressata con concetti assolutamente sbagliati.

Tipo:

Devo dire che a Milano si sta bene
ma non é mica vero.

Devo dire che quello che dice un tal tizio pieno ma pieno di fans soprattutto domenicali sia sempre interessante
ma poverino non é vero

Devo dire che una ragazza non mi piace tanto
ma invece mi piace un botto, solo che io mi sa non piaccio a lei.
Cioé, non le piaccio abbastanza. Abbastanza da adorarmi per quei quindici, venti giorni che ci metterebbe a venirmi a noia, intendo.

Capitemi: faccio il contapalle (l'ho già detto? L'ho già detto) quindi i problemi non sono morali.
Sono estetici.
- se vi piace quella frasi degli After "se c'é una cosa che é immorale é la banalità", allora é anche un problema morale, ochei-
comunque i problemi che mi faccio cono soprattutto estetici.

Dico cose già dette,
scrivo cose già scritte.

Il punto é che la vera novità sarebbe dire le cose come stanno, una volta tanto, ma mica si fa.
Le cose come stanno sono tanto ma tanto più belle, com'é che non piacciono a nessuno?
Mi viene come il dubbio che si stia nella povera Patria della mistificazione organizzata, della protestaperlaprotesta, della prostituzione sistematica alla verginità.
Mi sembra quasi di essere in un Paese puritano.

Ma cadso, abbiamo avuto una pornostar in parlamento, una velina scosciata tira più di una riduzione dell'Irpef e Burlasconi l'hanno votato metà degli aventi diritto!
Mi sa che siamo in un Paese non puritano, ma di puritani. Essenzialmente mattacchione.
Come dire, tutte suore di faccia ma mignotte di culo.

E qui, le cose come stanno le sai, ma non le dici ad alta voce.

Realizzo e risplendo luminoso.

E' perfetto per le mie esigenze professionali: qui le palle e i contapalle non passeranno mai di moda.
E diosialodato, posto che voli a bassa voce di giorno, di notte avrò vermi in abbondanza e colombelle -ma nere- fin che mi regge la virilità.

W l'Italia e gli escrementi estremamente esornativi.

Da cartolina.

Cra.