mercoledì 19 settembre 2007

Ma io Grillo me lo mangio

Anche nella noia del mio ramo munito di braccioli ergonomici arrivano voci incontrollate su 'sto capopopolo genovese che una ne pensa e cento ne dice.

Premetto che Grillo è uno di quelli che il mal di vivere me l'ha fatto passare a furia di ridere: mi piace Beppe Grillo, mi piace come dice le cose, mi piace anche come probabilmente le vive.

Però stavolta non capisco la battuta.
E' uno sketch come quelli che faceva a Fantastico?
Oppure sta rubando il mestiere a Santoro?

Quello che mi dice Beppe Grillo l'ho già sentito svolazzando dal barista dal macellaio dal perditempo dal carrozziere dal prelato dal maoista dalla cicala dalla formica dal conduttore dal minimalista dal finanziere dal sindacalista dal radicale dal riformista dal.

Il CantaCorvo Grillo mi dice che lui esprime il punto di vista della gente. Che da' voce a tutte quelle persone di cui sopra. Che fa da tramite.
Ma tramite con chi, visto che poi si prende a paroline con tutti?

Servi all'autocoscenza della massa? Ma la massa le cose che gli dici le sa già benissimo, sennò tu mica le diresti.

Secondo me, più che da tramite fai da valvola di sfogo, Grillo.
Come quando vado al cinema per vedere un tizio grande e grosso che mena tutti gli sparvieri che gli capitano a portata di becco e poi si chiude in camera con la corvina più truccata di tutte. Io farei fatica a fare a pugni con un passerotto, però mi ci riconosco, nell'eroe. Mi sento anch'io forte, sicuro, vincente, e quando esco dalla sala non ho bisogno di spaccare la testa al tizio della posta che mi fa aspettare tre ore in coda mentre va a prendersi il caffé, anche se se lo meriterebbe.
Non ne ho bisogno perché ho sublimato quel desiderio assistendo allo spettacolo.

Spettacolo.

Che poi era il tuo mestiere, no?
Cioè, è il nostro mestiere di cantacorvi raccontare storie, no?

Cra.

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